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Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA 20201: i dati, gli obiettivi

rapporto rifiuti speciali 2021

ISPRA ha reso noto il Rapporto Rifiuti Speciali (ed.2021) che riporta i dati su questi rifiuti relativi all’anno 2019 (segue al Rapporto ISPRA 2019) e servirà ad orientare la programmazione alla luce del Piano nazionale di ripresa e resilienza. La sfida, ribadisce ISPRA è diminuire la quantità di rifiuti speciali attraverso l’ottimizzazione dei cicli produttivi e la eco progettazione, applicando tecniche in grado di rendere i prodotti maggiormente riciclabili o facilmente smontabili.

I documenti di riferimento:

PNRR e recupero di rifiuti

Questo rapporto, spiega ISPRA, fornisce una fotografia della situazione rifiuti pre-pandemia e le cifre potranno utilizzare queste cifre nella programmazione da mettere in campo in vista della ripartenza che attende il Paese grazie al Pnrr.

“Il Pnrr rappresenta un’ulteriore occasione per migliorare la nostra capacità di recupero dei materiali cercando di incrementare le prestazioni anche energetiche in campo edilizio – sottolinea il Direttore generale dell’ISPRA Alessandro Bratti – Occorre potenziare e migliorare l’impiantistica per raggiungere gli obiettivi europei e per proporci sempre di più come leader a livello europeo nell’economia circolare”.

Rapporto Rifiuti Speciali 2021: i dati in sintesi

In base ai dati ISPRA:

La produzione di rifiuti speciali

La produzione di rifiuti speciali pericolosi

L’analisi dei dati per tipologia di rifiuti speciali pericolosi evidenzia come

Tipologie di rifiuti

Recupero e riciclo: a che punto siamo?

Smaltimento rifiuti per Regione

La produzione dei rifiuti speciali, a livello territoriale, si concentra

Rapporto Rifiuti Speciali ISPRA: il commento di FISE Assoambiente

Il Presidente di FISE Assoambiente (Associazione delle imprese di igiene urbana, riciclo, recupero e smaltimento di rifiuti urbani e speciali ed attività di bonifica) – Chicco Testa, commenta così i dati del Rapporto ISPRA sui rifiuti speciali, presentato venerdì 11 giugno.

“Sono molti i numeri che come ogni anno ISPRA pubblica nel Rapporto sui rifiuti speciali in Italia, vediamone alcuni”

Crescono i rifiuti non pericolosi

in barba ad ogni ipotesi di disaccoppiamento fra crescita economica e produzione di rifiuti, nel 2019 i rifiuti speciali aumentano del 7,3% rispetto al 2018, pari ad oltre 10 milioni di tonnellate (un terzo del totale dei rifiuti urbani per avere un’idea). Il PIL era cresciuto solo di qualche decimale. Un aumento importante che viene dopo una crescita registrata anche fra il 2017 e 2018, e che è prevalentemente generato dai rifiuti da costruzione e demolizione (+14%). Crescono i rifiuti non pericolosi, da 133 a 144 mln di tonn., i pericolosi sono sostanzialmente stabili intorno ai 10 milioni.

1/4 dei rifiuti speciali sono rifiuti da rifiuti

oltre un quarto dei rifiuti speciali sono “rifiuti da rifiuti”, per oltre 38,6 milioni, cioè scarti prodotti dalle attività di recupero e smaltimento e dalle attività di bonifica e risanamento ambientale. A questi vanno aggiunti i rifiuti del trattamento delle acque. Dopo quelli da costruzione e demolizione, i “rifiuti da rifiuti” sono il principale flusso di rifiuti nazionale. Dato su cui riflettere per impostare la nostra strategia di economia circolare.

I segnali di fragilità del Sistema

rimaniamo un polo industriale europeo del riciclo con oltre due terzi dei rifiuti speciali che vanno ad operazioni di recupero. Ottima notizia, ma ci sono segnali di fragilità del sistema. L’export registra un aumento del 13,4% rispetto al 2018 e circa il 25% è diretto verso recupero energetico e discariche. Aumenta, anche se di poco, la discarica e gli stoccaggi assorbono l’11% del totale dei rifiuti. Un valore che segnala la difficoltà del sistema dei trattamenti finali nell’assorbire il flusso.

Squilibrio territoriale nella produzione e gestione dei rifiuti

la produzione e gestione di rifiuti speciali si concentra nel Nord Italia dove si genera il 57,6% del totale dei rifiuti delle attività economiche. Circa 6.000 gli impianti di recupero di materia, 81 gli inceneritori e circa 300 le discariche (di cui 142 per soli rifiuti inerti), 173 gli impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Nella sola Lombardia viene smaltito il 26% del totale rifiuti speciali italiani. Uno squilibrio territoriale nord-sud ancora molto forte.

Incenerimento

praticamente non si incenerisce niente, vanno ad incenerimento 1,2 milioni di tonnellate e a coincenerimento 2 milioni di tonnellate. Ma esportiamo verso inceneritori europei.

Cos’è il Rapporto Rifiuti Speciali di ISPRA

Giunto alla 20°edizione, il Rapporto è frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare dell’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente, in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art.189 del d.lgs. n. 152/2006.

Qual è l’obiettivo del Rapporto?

Attraverso un efficace e completo sistema conoscitivo sui rifiuti, infatti, si intende fornire un quadro di informazioni oggettivo, puntuale e sempre aggiornato di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.

ISPRA ha deciso di presentare il lavoro nel corso di un webinar, trasmesso sulla piattaforma di RICICLA TV, che riportiamo di seguito.

Giornalista e Formatore certificato in Sicurezza sul lavoro
a.mazzuca@insic.it
M. 3351739668

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