Nell’era della comunicazione digitale, i deepfake rappresentano una delle sfide più insidiose per la tutela dell’informazione e della verità. Questo articolo analizza l’evoluzione dei deepfake, oggi giunti a una seconda generazione (Deepfake 2.0) caratterizzata da una maggiore qualità visiva, accessibilità tecnologica e diffusione su larga scala.
Nell'articolo
L’impatto crescente dei deepfake nell’era digitale
Nell’era dell’AI, nuovi orizzonti e possibilità pervadono ogni ambito della società. Tuttavia, mai come ora la massima secondo la quale “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità” è attuale.
In tale contesto, il fenomeno dei c.d. deepfake assume rilevanza sia dal punto di vista tecnologico che legale dato il potenziale distruttivo della qualità dell’informazione che possiede.
Se nelle prime fasi, i deepfake sono stati percepiti con curiosità, oggi possono rappresentare una minaccia alla fiducia collettiva nei contenuti digitali con un risvolto concreto nel campo politico, economico, sociale.
Deepfake 2.0: cosa sono e come funzionano
I deepfake sono contenuti sintetici creati manipolando materiale reale attraverso tecniche di deep learning (dalle quali ereditano il proprio appellativo) col fine specifico di farli apparire falsamente autentici o veritieri al soggetto a cui si ispirano.
I sistemi di intelligenza artificiale impiegati vengono addestrati utilizzando grandi set di dati, in particolare biometrici quali caratteristiche facciali, movimenti del viso o impronta vocale, per migliorare esponenzialmente nella riproduzione sempre più fedele dell’identità di una persona.
La tecnologia pulsante dentro questo processo è spesso rappresentata da reti neurali chiamate Reti Generative Avversarie o Antagoniste (GAN) che operano secondo una logica competitiva, in un meccanismo per il quale una rete genera contenuti artificiali mentre l’altra determina se il contenuto generato è distinguibile o meno da quello reale, spingendo il sistema a migliorarsi.
Deepfake 2.0: cosa cambia rispetto al passato
Nel panorama attuale, la seconda generazione di deepfake si caratterizza attraverso un salto qualitativo importante rispetto alle prime versioni.
Il deepfake 2.0 ha una resa audiovisiva accurata, immagini più stabili e una sincronizzazione labiale migliorata. Elementi sui quali è necessario porre particolare attenzione nel tentativo di riconoscere un contenuto di deepfake, quando lo si osserva. D’altronde, gli strumenti per crearli non richiedono più ingenti quantità di denaro o competenze tecniche avanzate, permettendo la diffusione su larga scala dei contenuti falsificati.
Deepfake e disinformazione: i principali rischi
Il maggiore rischio legato ai deepfake è rappresentato dal fenomeno della disinformazione. Attraverso tali strumenti, possono essere infatti creati video o registrazioni falsi che attribuiscono erroneamente azioni o dichiarazioni a persone, divulgando false informazioni orientate a influenzare la percezione della realtà da parte di chi ne viene raggiunto e a far prendere decisioni viziate da una possibile predeterminazione. In un complesso informativo sovraffollato, di per sé caratterizzato da notizie flash e non verificate, i deepfake concorrono ad aumentare disinformazione e sfiducia verso un sistema già debole e culturalmente in calo.
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Consulente senior nel settore Governance, Risk & Compliance, ha esperienza in privacy e sicurezza delle informazioni.
Laureato in Giurisprudenza a Torino e specializzato in cybersecurity al Politecnico di Milano, opera in contesti internazionali complessi e multiculturali. È lead auditor certificato Europrivacy, ISO 27001 e ISO 42001 e supporta le organizzazioni nell’adeguamento alle normative digitali europee.

