Tutela Ambientale
 LA SENTENZA
Immissioni rumorose: non basta rispettare i limiti previsti dalla normativa speciale
7 maggio 2019
fonte: 
area: Tutela ambientale
Immissioni rumorose: non basta rispettare i limiti previsti dalla normativa speciale In materia di immissioni, mentre è senz'altro illecito il superamento dei livelli di accettabilità stabiliti dalle leggi e dai regolamenti che, disciplinando le attività produttive, fissano nell'interesse della collettività le modalità di rilevamento dei rumori e i limiti massimi di tollerabilità, l'eventuale rispetto degli stessi non può fare considerare senz'altro lecite le immissioni, dovendo il giudizio sulla loro tollerabilità formularsi alla stregua dei principi di cui all'art. 844 c.c., tenendo presente, fra l'altro, la vicinanza dei luoghi e i possibili effetti dannosi per la salute delle immissioni.
Così la Cassazione civile, Sez. II, nella sentenza n. 28893 del 12.11.2018.
Il Commento è a cura di S. Casarrubia sulla rivista Ambiente&Sicurezza sul lavoro.
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I proprietari di un fabbricato urbano con circostante terreno, adibito a loro abitazione principale, sito in prossimità del tratto autostradale, convenivano in giudizio l'ente gestore dell'autostrada chiedendo, previo accertamento del superamento del livello di immissioni rumorose ex art. 844 cod. civ., la condanna della società convenuta alla realizzazione di una barriera antirumore con materiale fonoassorbente adeguato.
In sede di merito, la domanda principale veniva accolta. L'ente gestore ricorre per Cassazione, eccependo che la presente controversia non andava definita valutando le immissioni tollerabili o meno alla stregua dell'art. 844 cod. civ., dovendosi applicare, piuttosto, il D.P.R. 142/2004 che reca in modo specifico «Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell'articolo 11 della L. 26 ottobre 1995, n. 447», rinviando al D.M. 16.03.1998.
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, pronunciando la massima in premessa (cfr. Cass. civ. n. 16074/2016).


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