Dalle Regioni una relazione sulle attività di prevenzione

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La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha diffuso una relazione (vedi in allegato) dal titolo “Attività delle regioni e delle province autonome per la prevenzione nei luoghi di lavoro” che fa il punto sulle misure di prevenzione svolte dagli enti locali nell’anno 2011, coerentemente con gli indirizzi del «Patto per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro» e del Piano Nazionale della Prevenzione 2010 – 2012.
La verifica dei volumi di attività nel 2011 evidenzia come il sistema interregionale di prevenzione negli ambienti di lavoro nel suo complesso sia in grado di garantire la copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5% delle unità locali con dipendenti o equiparati) orientando gli interventi verso le priorità di salute e secondo logiche di efficacia.
Nella relazione si segnala come lo spirito di leale collaborazione fra lo Stato e le Regioni abbia permesso di implementare vari provvedimenti attuativi del Testo Unico di Sicurezza, ed ha portato a provvedimenti che hanno innalzato il sistema regionale di prevenzione su più avanzati livelli qualitativi Su tutti, si segnala il Sistema Informativo Nazionale della Prevenzione (SINP), che permetterà di pianificare le attività secondo principi di efficacia, economia ed appropriatezza dell’azione preventiva, garantendo, al tempo stesso, sinergie tra Amministrazioni Pubbliche evitando duplicazioni degli interventi.
Relativamente ai Piani Regionali di Prevenzione, la Relazione ricorda che la Conferenza Stato Regioni, con l’intesa del 03/12/2009, ha destinato 200 milioni di euro, oltre alle risorse già previste per la realizzazione degli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale (PSN), per sostenere il raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione, per lo sviluppo dei sistemi di sorveglianza e per l’armonizzazione delle attività di prevenzione negli ambiti territoriali. L’accordo prevedeva che l’anno 2010 fosse dedicato alla fase di redazione dei piani regionali e alla successiva valutazione del CCM (Centro Controllo Malattie) del Ministero della Salute con la collaborazione del CNESPS. Il 2011 è stato il primo anno di vera e propria attuazione dei progetti ed è attualmente in corso la prima verifica annuale del raggiungimento degli obiettivi previsti dai cronoprogrammi regionali. In particolare, per quanto riguarda gli ambienti di lavoro, i Piani Regionali di Prevenzione (PRP) relativi al triennio 2010 – 2012, sono finalizzati all’incremento dei livelli di efficacia e di efficienza dei sistemi regionali di prevenzione e sono indirizzati verso i comparti a maggior rischio, perseguendo gli obiettivi generali del PNP di ridurre gli infortuni gravi e mortali e le malattie professionali, favorire lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e contrastare i fattori di rischio di patologie professionali con particolare riferimento a quelle tumorali.
In tal senso, le regioni, con i PRP, hanno sviluppato una programmazione strategica regionale mirata al rischio ed hanno predisposto interventi sia nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura che in altri comparti produttivi.
La relazione, oltre a presentare un lungo capitolo dedicato all’attività di prevenzione, presenta un approfondimento sul rischio Amianto, facendo il punto sugli interventi regionali realizzati, completo di dati sul livello di esposizione dei lavoratori, sullo stato di avanzamento dei progetti di realizzazione dei Registri degli esposti e sulla formazione dei lavoratori addetti alle bonifiche, oltre che sulla sorveglianza sanitaria dei lavoratori.
Nelle conclusioni, la Relazione si traccia un bilancio finale delle attività delle ASL locali, riscontrando una calo degli infortuni, con un trend costante confermato negli anni e dovuto in parte all’azione capillare di controllo sia con la vigilanza sia con le attività di assistenza e di promozione della salute.
Secondo la Relazione, i risultati soddisfacenti raggiunti nel primo anno di operatività dei piani regionali di prevenzione, dimostrano l’impegno delle regioni nel garantire il raggiungimento degli obiettivi previsti ma restano ancora da sviluppare le attività connesse con il contrasto all’illegalità, la semplificazione delle norme, pur senza ridurre i livelli di tutela, per meglio adeguarle alle piccole e alle micro-imprese.

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