ILLEGALITÀ AMBIENTALI

Ecoreati: il commento di Grasso al Rapporto Ecomafia 2016 di Legambiente

5 luglio 2016
Redazione InSic

Nella giornata di oggi, 5 luglio è stato presentato nella Sala Koch di Palazzo Madama il Rapporto "Ecomafia 2016. Le storie e i numeri della criminalità ambientale"
È intervenuto anche il Presidente del Senato, Pietro Grasso, che nel suo intervento ha ricordato l'importanza del Rapporto quale "strumento importante di riflessione e analisi" e ne ha riportato alcuni passaggi fondamentali sugli ecoreati; nonostante la diminuzione dell'illegalità ambientale diffusa, quasi un reato ambientale su due viene commesso nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.


Grasso ha sottolineato come ormai è lontano il tempo in cui quelli contro l'ambiente venivano considerati come "reati minori" e la tutela dell'ambiente come "un costo aggiuntivo, un intralcio alla produzione, alla crescita". Peraltro, rincara Grasso, "Nella legislazione e nella giurisprudenza, di un bene giuridico "ambiente" complesso (che tutela salute, incolumità pubblica, l'ecosistema, i beni paesaggistici e archeologici, lo sviluppo economico) si è accompagnata una forte presa di coscienza collettiva che sta progressivamente radicandosi nei comportamenti e nelle convinzioni profonde dei cittadini, soprattutto dei giovani, che dimostrano una consapevolezza e una maturità che lasciano ben sperare per il futuro".

E a proposito dei dati, il Rapporto, secondo Grasso, restituisce un quadro puntuale e dettagliato delle illegalità ambientali nel Paese dal ciclo dei rifiuti all'abusivismo edilizio, dai delitti contro gli animali e la fauna selvatica alle archeo-mafie, dagli incendi alle agro-mafie, ai reati nel settore delle energie rinnovabili.
"Il volume segnala la diminuzione dell'illegalità ambientale diffusa, ma al tempo stesso la recrudescenza del coinvolgimento della criminalità organizzata nell'illegalità ambientale, che è evidenziato dal fatto che quasi un reato ambientale su due viene commesso nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, e che ha condotto di recente a gravi attentati e minacce contro gli amministratori pubblici che si impegnano contro gli abusivismi e i crimini ambientali e ai quali rivolgo un pensiero di gratitudine e di solidarietà".

Grasso riporta poi della recente introduzione nel codice penale degli ecoreati (ad opera della legge 68/2015 -vedi il nostro aggiornamento): "I dati segnalati sembrano confortare rispetto all'efficacia della via intrapresa perché indicano, da una parte, che aumentano le denunce e gli arresti (grazie al prezioso lavoro della magistratura e della polizia giudiziaria specializzata) e, dall'altra parte, che diminuiscono gli illeciti ambientali perché le imprese di fronte a un rischio penale consistente sono meno tentate di ricorrere all'illegalità ambientale. Io credo che per completare il quadro della difesa penale sia necessario rafforzare anche gli interventi contro la corruzione che è uno dei peggiori nemici dell'ambiente a causa di quelle collusioni nelle pubbliche amministrazioni e negli enti di controllo che fanno prevalere gli interessi privati delle imprese e dei corrotti su quelli generali".

Grasso non manca di sottolineare anche altri due recentissimi e importanti provvedimenti: il cosiddetto Collegato ambientale (legge 221/2015 - vedi il nostro aggiornamento), che promuove misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali; e la Riforma delle agenzie ambientali regionali (vedi il nostro aggiornamento) approvata dal Parlamento in via definitiva il 15 giugno scorso, "che permetterà controlli ambientali più omogenei, trasparenti ed efficaci sul territorio e migliorerà la prevenzione e la repressione degli eco-reati".
Commenta Grasso: "Resta molto da fare. Punire i responsabili dei crimini ambientali è necessario, ma non basta: occorre che l'ambiente ferito sia ripristinato e riportato allo stato precedente. Penso alle demolizioni, che purtroppo in Italia ancora spesso non vengono eseguite, tanto che fa notizia l'iniziativa di quei sindaci o di quei magistrati che ordinano la distruzione di manufatti abusivi a distanza di decenni dalle sentenze. Penso alla necessità di un programma nazionale di bonifica dei territori inquinati che continuano a immettere veleni nell'acqua, nell'aria e negli alimenti. Penso alla difesa del nostro straordinario patrimonio agro alimentare, che è una risorsa ambientale, culturale ed economica per il Paese".



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