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DICHIARAZIONI
Rapporto INAIL 2013: i commenti sui dati infortunistici
fonte: 
Redazione InSic
area: 
Salute e sicurezza sul lavoro
Rapporto INAIL 2013: i commenti sui dati infortunistici All'indomani della pubblicazione della Rapporto 2013 INAIL sui dati dell'andamento infortunistico nazionale, sono fioccate le dichiarazioni ed i commenti delle istituzioni e delle associazioni di categoria sulle rilevazioni che registrano un calo delle denunce di infortuni del 7%,del 9% per gli infortuni riconosciuti rispetto al 2012.

Poletti: calo infortuni non figlio solo della crisi

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, intervenuto alla presentazione della relazione annuale dell'istituto, ha sottolineato come questi dati siano figli della crisi che porta alla chiusura molte aziende (fatto che inciderebbe sul verificarsi degli infortuni) e pur tuttavia "depurando i dati dalla riduzione della percentuale di occupati e imprese, c'è una riduzione effettiva degli infortuni e delle morti, che spiegano come il lavoro fatto sul versante delle prevenzione, dell'informazione e della relazione con imprese e lavoratori sta dando esiti positivi". Il ministro ha poi proposto di utilizzare le riserve tecniche dell'Inail, che ammontano a 27 miliardi, per costituire un fondo da utilizzare per investimenti a sostegno dello sviluppo: "Dobbiamo costruire meccanismi in modo che tutte le risorse possibili vengano messe nelle disponibilità del perseguimento di obiettivi utili come gli investimenti nei progetti per grandi infrastrutture strategiche piuttosto che a sostegno dell'apparato produttivo", ha detto il ministro.
Sul sito del Ministero del Lavoro, il Sottosegretario Bellanova commenta i dati ricordando anche l'incidente della fabbrica di esplosivi di Tagliacozzo, che ha funestato la cronaca di ieri: "quanto accaduto proprio in queste ore a Tagliacozzo in una fabbrica di fuochi d'artificio, dove hanno perso la vita tre persone ed altre sono ancora disperse, oltre che sconcertarci e addolorarci, ci dice che non dobbiamo abbassare la guardia". Il Sottosegretario ha poi aggiunto che per diffondere la cultura della sicurezza occorre convincere le aziende che formare e informare i lavoratori non è un costo improduttivo ma un investimento che accresce il benessere dei lavoratori e i risultati dell'azienda nel suo complesso: "E che su questo si possa e si debba lavorare - prosegue Bellanova - lo dicono due dati evidenziati dalla pregevole Relazione presentata questa mattina. Il primo: il dato sugli esiti del 'piano incentivi alle imprese per interventi a favore della salute e della sicurezza sul lavorò mostra una difficoltà delle imprese a realizzare progetti finanziabili. D'altra parte, però, il numero di imprese riconosciute virtuose a seguito dell'istanza per l'agevolazione tariffaria (per meriti di prevenzione) aumenta costantemente: da 29.000 nel 2010, fino ad arrivare alle 71.000 istanze del 2013 per interventi realizzati nel 2012. A mio avviso, dunque, è indispensabile la valorizzazione delle buone esperienze, e il sostegno all'opera che l'Inail già meritoriamente svolge, di supporto, assistenza, formazione alle imprese. La sicurezza nei luoghi di lavoro è tra gli aspetti più importanti del nostro impegno di governo. In assoluto".

Bettoni: 20 decreti attuativi del Testo Unico ancora da emanare

Più critico il Presidente di ANMIL Bettoni: in un comunicato spiega che se il bilancio 2013 registra un calo complessivo di circa il 7% degli infortuni è un effetto conseguenziale del minor lavoro e del maggior impiego delle macchine nelle lavorazioni più pericolose "ma, a nostro giudizio poteva esserci un risultato migliore se i circa 20 decreti attuativi che dal 2008 ancora attendono di essere emanati avessero reso pienamente efficaci il Testo Unico sulla Sicurezza e quei 5 milioni di investimenti in iniziative di prevenzione fossero stati utilizzati come previsto nello stesso decreto". E sui dati relativi alle malattie professionali Bettoni osserva che "Non vogliamo uscire dal coro di quanti vedono il bicchiere mezzo pieno - spiega il Presidente Bettoni - ma dietro i numeri ci sono persone e coloro che muoiono a seguito di una malattia professionale dopo aver attraversato decenni di sofferenza, meritano lo stesso rilievo nelle notizie sui dati statistici dal momento che quasi mai ricevono attenzione da parte della cronaca giornalistica. Dunque, di questi numeri dobbiamo vedere un totale in cui tutto venga compreso, mentre oggi al prezioso lavoro svolto dall'INAIL che vorremmo conoscere con maggior frequenza, mancano all'appello oltre 2 milioni di lavoratori assicurati in altro modo ma che per questo non rientrano nelle statistiche dell'Istituto".

Sindacati: calo infortuni e crescita del sommerso

Anche i sindacati sottolineano che la diminuzione degli infortuni è in qualche modo collegata con la forte caduta produttiva del nostro paese: secondo Paolo Carcassi, segretario confederale Uil: "occorre non abbassare la guardia e affrontare le criticità nell'attuazione del Testo Unico sulla Sicurezza su cui il sindacato ha sollecitato più volte il Governo senza ottenere risposta" e occorrerebbe anche rinnovare le tabelle sulle malattie professionali e ampliare la vigilanza.
Mentre per Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, i dati non terrebbero in adeguato conto della crescita del lavoro sommerso e del lavoro precario, collegata d una riduzione delle denunce, visto che l'Italia registra "il massimo storico di disoccupazione e una precarieta' del lavoro che non ha corrispondenti negli anni precedenti".
Infine, secondo Marco Accornero segretario generale della Confederazione libere associazioni artigiane italiane (Claai) "Il calo del numero dei decessi sul lavoro, come ha rilevato l'Inail nel suo rapporto annuale, dimostra come gli imprenditori, soprattutto gli artigiani, osservano le norme sulla sicurezza e sulla salute nei luoghi di lavoro in maniera scrupolosa", per questo la categoria attende un abbassamento degli oneri Inail a carico delle imprese.

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