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Ozono: applicazioni e rischi per la salute, una ricerca INAIL-ISS
31 agosto 2020
fonte: 
area: Salute e sicurezza sul lavoro
Ozono: applicazioni e rischi per la salute, una ricerca INAIL-ISS Da INAIL e ISS una interessante pubblicazione che fa il punto sull'utilizzo dell'ozono nella pratica industriale: status regolatori, valutazioni disponibili a livello nazionale e internazionale, informazioni sui pericoli e rischi connessi ed un focus anche sulle applicazioni dalla sanificazione degli ambienti a quella dei dispositivi, al settore alimentare, fino al trattamento delle acque.
Secondo l'Istituto, attualmente in Italia l'ozono può essere commercializzato ed usato esclusivamente come sanificante; per l'eventuale uso come disinfettante vale a dire come prodotto specificamente atto a combattere (ridurre, eliminare, rendere innocui) i microorganismi occorre attendere il completamento della valutazione a livello europeo ai sensi del Regolamento (UE) 528/2012 (BPR) sui biocidi.
È dunque un prodotto sicuro?

Focus on: utilizzo professionale dell'ozono anche in riferimento al COVID-19: cosa contiene il Documento INAIL?

Il Documento "Focus on: utilizzo professionale dell'ozono anche in riferimento al COVID-19." Raccoglie tutte le le evidenze tecnico - scientifiche ad oggi disponibili sull'ozono nel contesto epidemico COVID-19 (agg. Al 23 luglio 2020
Esamina inoltre l'efficacia terapeutica dell'ozonoterapia valutandone la sicurezza d'uso, le criticità e gli sviluppi in divenire. INAIL precisa che il documento non riguarda l'esposizione all'ozono quale prodotto involontario da irraggiamento UV dell'atmosfera né di sistemi per la purificazione dell'aria e non prende in esame altre sostanze generate in situ ad azione disinfettante o comunque sanitizzanti o altri processi in uso nel contesto epidemico COVID19 e pertanto non consente una esaustiva valutazione del rapporto costo/beneficio rispetto agli altri sistemi disponibili.

Ozono: quale caratterizzazione chimica?

L'ozono è uno dei componenti dell'inquinamento atmosferico che è classificato come cancerogeno di Gruppo 1 (Cancerogeno per l'uomo) dalla IARC (2016). Per contro, la IARC non ha finora effettuato alcuna valutazione sistematica della potenziale cancerogenicità dell'ozono in quanto tale.
Nel 2020 l'US EPA ha concluso che non vi sono evidenze adeguate per concludere sulla presenza o meno di una relazione causale tra l'esposizione a ozono e il rischio di cancro. Tuttavia, nelle acque contenenti lo ione bromuro, il trattamento con ozono può indurre la formazione di bromato che è un composto potenzialmente cancerogeno. Considerando la potenziale criticità ove vi sia un'esposizione umana prolungata, nelle acque trattate con ozono, la formazione di bromato non deve eccedere il valore guida provvisorio di 10 µg/L, proposto dalla WHO (2017) e adottato nella proposta di rifusione della Direttiva UE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano (2019).

Ozono: quali effetti tossici?

INAIL spiega che l'ozono è una sostanza pericolosa sia per le sue proprietà intrinseche fisiche che per quelle tossicologiche ed ecotossicologiche. "La tossicità e l'azione ossidante dell'ozono rappresentano un fattore limitante per il suo utilizzo" si spiega in un passaggio del "Focus": questo ha stimolato lo sviluppo di sistemi per la decomposizione istantanea dei suoi residui rinvenibili negli ambienti indoor a seguito dell'uso di dispositivi in grado di generarlo.
I principali effetti tossici dell'ozono sono riconducibili alla capacità di agire come agente ossidante.
Provoca dunque:
• danno alle membrane cellulari con lesioni dei tessuti direttamente esposti: sistema respiratorio, occhi, mucose, cute.
• effetti infiammatori e una maggiore suscettibilità alle infezioni respiratorie associati all'uso di ozonizzatori per la purificazione dell'aria, soprattutto per i bambini.
• effetti tossici in seguito a esposizione prolungata a concentrazioni di ozono in aria superiori a 0,1 mg/m3.

Ozono: quali applicazioni industriali?

Rileva l'Istituto che i generatori di ozono vengono correntemente promossi come dispositivi impiegabili per la sanificazione degli ambienti di lavoro e sul mercato vi è un'ampia disponibilità di prodotti con differenti caratteristiche e capacità produttiva:
• le apparecchiature a ridotta capacità produttiva sono adatte ad ambienti di dimensioni contenute e in genere sono dotati di programmi predefiniti non modificabili e spesso di dispositivo di riconversione dell'ozono al termine dell'erogazione;
• le apparecchiature a maggiore capacità produttiva sono ovviamente destinate ad agire in ambienti di grandi dimensioni. In ogni caso, prima di ricorrere all'utilizzo dell'ozono per il trattamento di locali è necessario valutare il rischio di esposizione sia degli operatori preposti alle operazioni di sanificazione, sia del personale che fruisce dei locali sanificati. Gli operatori devono essere addestrati ed esperti e provvisti di idonei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI).

Generatori di ozono: possono essere utilizzati?

Secondo INAIL i generatori di ozono vanno utilizzati previa opportuna valutazione del rischio, adottando adeguate misure organizzative in modo da effettuare in totale sicurezza il processo di sanificazione. è pertanto sconsigliato l'impiego in ambito domestico da parte di operatori non professionali.
Inail auspica una tempestiva regolamentazione a livello comunitario, sulla base della conclusione dell'iter valutativo in corso nell'ambito dei Regolamenti Biocidi, REACH e CLP.

Generatori di ozono: hanno azione disinfettante per il COVID-19?

Un'azione disinfettante efficace contro il SARS-CoV-2 è pienamente plausibile secondo INAIL, tuttavia, sarebbero utili ulteriori studi, effettuati secondo standard predefiniti, per definire protocolli per la "sanitizzazione" efficace e sicura degli ambienti/superfici, in modo da poter valutare parametri essenziali quali la concentrazione ed il tempo di contatto. Un effetto benefico in pazienti affetti da COVID-19 è teoricamente anche possibile, ma sono indispensabili studi clinici controllati sulla sicurezza e sull'efficacia, specialmente nel caso di pazienti in condizioni clinicamente gravi.

Per maggiori informazioni  
consulta il sito www.inail.it 
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