Salute e Sicurezza
 DA INAIL
Fondo per le vittime dell'amianto: volume illustrativo INAIL
14 gennaio 2020
fonte: 
area: Salute e sicurezza sul lavoro
Fondo per le vittime dell'amianto: volume illustrativo INAIL INAIL aggiorna l'opuscolo "Fondo per le vittime dell'amianto" che illustra le prestazioni in favore dei soggetti colpiti da patologie asbesto-correlate e dei loro superstiti e le modalità di funzionamento del Fondo.
Nell'opuscolo si individuano quelli che sono gli obiettivi dell'Istituto per il 2019: diffondere in modo capillare le conoscenze sulle prestazioni che il Fondo assicura ai malati e ai loro familiari, semplificare l'accesso a queste prestazioni, anche attraverso una maggiore sinergia con i Centri operativi regionali e il Registro nazionale dei mesoteliomi, e incrementare le prestazioni economiche per i malati e i loro familiari, nell'ambito delle disponibilità economiche stanziate.


L'opuscolo, realizzato dal Comitato amministratore del Fondo per le vittime dell'amianto, è liberamente scaricabile in rete.
L'Istituto cita, all'interno i dati della rilevazione aggiornata al 30 aprile 2019, per l'anno di protocollazione 2018, secondo la quale i tecnopatici - ovvero i lavoratori affetti da patologie di origine professionale - ai quali è stata riconosciuta una malattia asbesto-correlata sono stati 1.360, di cui 361 casi mortali.

Il Fondo per le Vittime per l'amianto

Tra gli strumenti utilizzati dall'Inail per garantire la tutela dei lavoratori, il Fondo per le vittime dell'amianto che è stato istituito presso l'Istituto, con contabilità autonoma e separata, dalla legge finanziaria del 2008 (n. 244/2007: un ulteriore indennizzo economico destinato ai titolari di rendite per malattie correlate all'esposizione all'amianto e, in caso di morte, in favore dei loro eredi titolari di rendita a superstiti.
La legge n. 244/2007 prevede che il finanziamento del Fondo sia a carico, per tre quarti, del bilancio dello Stato e, per un quarto, delle imprese, attraverso una addizionale sui premi assicurativi relativi ai settori di attività che hanno comportato una maggiore esposizione all'amianto.
La legge di bilancio 2018 (n. 205/2017) ha incrementato la dotazione finanziaria del Fondo per gli anni 2018, 2019 e 2020, con risorse pari a 27 milioni di euro all'anno a carico del bilancio dell'Inail, sospendendo contemporaneamente il finanziamento a carico delle imprese, alle quali per il triennio in questione non si applica l'addizionale sui premi assicurativi relativi ai settori che hanno comportato esposizione all'amianto.

Amianto: il bando, i dati

Nel marzo 1992, con l'approvazione della legge numero 257, l'Italia è stata uno dei primi Paesi al mondo a vietare l'estrazione, l'importazione, la lavorazione, l'utilizzo, la commercializzazione e l'esportazione dell'amianto e dei prodotti che lo contengono. Sebbene la sua grave nocività per la salute sia accertata da tempo, però, a distanza di oltre un quarto di secolo la "questione amianto" non può ancora essere considerata chiusa
A rendere drammaticamente attuale il problema dell'amianto è anche il lungo periodo di latenza delle patologie a esso correlate, ovvero il tempo che intercorre tra la prima esposizione alla sostanza e la manifestazione della malattia, che nel caso del mesotelioma maligno - un tumore per cui è stata inequivocabilmente dimostrata una stretta correlazione con l'esposizione alle fibre di asbesto - può superare i 40 anni. L'inalazione delle sue sottilissime fibre può inoltre provocare l'asbestosi, una fibrosi polmonare progressiva, le placche pleuriche, il carcinoma polmonare e altre tipologie tumorali con maggiore o minore evidenza scientifica di correlazione con l'amianto.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo le persone ancora esposte all'amianto nei luoghi di lavoro sono circa 125 milioni. Solo in Europa sono 15mila le morti asbesto-correlate che avvengono ogni anno e l'amianto è responsabile di circa la metà di tutti i decessi per cancro sviluppato sul posto di lavoro.
Purtroppo, in alcuni Paesi l'amianto è ancora utilizzato, soprattutto nei materiali da costruzione, e continua a essere prodotto ed esportato. A causa dell'uso massiccio che se ne è fatto in passato e della sua permanenza nell'ambiente, che richiede adeguate procedure di smaltimento, il pericolo di esposizione dei lavoratori e dei cittadini persiste però anche negli Stati che, come l'Italia, hanno scelto di metterlo al bando.

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Per maggiori informazioni  
consulta il sito www.inail.it 
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