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 Salute e Sicurezza

Rischio interferenziale: decisiva la concreta interferenza tra imprese, piuttosto che la qualificazione del rapporto- Cass. pen., Sez. IV, sentenza n. 26132 del 17.09.2020

Data: 17/09/2020
Numero: 26132
Ai fini dell'operatività degli obblighi di coordinamento e cooperazione connessi all'esistenza di un rischio interferenziale, occorre avere riguardo non alla qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra le imprese che cooperano tra loro - contratto d'appalto, d'opera o di somministrazione - ma alla concreta interferenza tra le organizzazioni che operano sul medesimo luogo di lavoro e che può essere fonte di ulteriori rischi per l'incolumità dei lavoratori delle imprese coinvolte.

Si addebitava al dirigente di un impianto il grave incidente occorso al dipendente di una impresa individuale di trasporti, infortunatosi presso l'impianto in questione ove si trovava per scaricare una fornitura di materiale plastico. La difesa, impugnando la condanna confermata in appello, assumeva errato il convincimento dei giudici del merito che deducevano in capo all'imputato la responsabilità di un rischio interferenziale.
Nel rigettare il ricorso, la Cassazione ribadisce la decisività non tanto della qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra imprese che collaborano tra loro, quanto l'effetto che tale rapporto crea, fonte di ulteriori rischi per i lavoratori delle imprese coinvolte: la ratio dell'art. 26 T.U.S.L. è quella di tutelare i lavoratori appartenenti ad imprese diverse che si trovino a interferire le une con le altre per lo svolgimento di determinate attività lavorative nel medesimo luogo di lavoro e far sì che il datore di lavoro committente organizzi la prevenzione dei rischi interferenziali, derivanti da tale compresenza attivando e promuovendo percorsi condivisi di informazione e cooperazione e soluzioni comuni di problematiche complesse, rese tali dalla sostanziale estraneità dei dipendenti delle imprese appaltatrici all'ambiente di lavoro ove prestano.