Quando l’infortunio del soggetto estraneo all’azienda si qualifica come incidente sul lavoro
Cass. pen. Sez. VI, Ord. 18-12-2019, n. 51141

Data: 18/12/2019
Numero: 51141

"Deve ravvisarsi l'aggravante della violazione delle norme poste a tutela della sicurezza dei lavoratori, qualora la presenza del soggetto sul luogo e nel momento dell'infortunio, nel caso di soggetto passivo estraneo all'attività e all'ambiente di lavoro, non abbia caratteri di anormalità, atipicità ed eccezionalità tali da far ritenere interrotto il nesso eziologico tra l'evento e la condotta inosservante.
Intervenuto per domare un incendio di sterpaglie, un vigile del fuoco veniva investito, riportando lesioni gravissime, da una violenta folgorazione, cagionata dal contatto con un conduttore nudo sganciatosi da un palo di sostegno per la distribuzione dell'energia elettrica. La Corte d'appello, escludendo la sussistenza dell'aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, riformava il giudizio di primo grado che aveva dichiarato la responsabilità per colpa generica e specifica dell'infortunio a carico del dirigente e del responsabile di zona del distributore dell'energia, ai quali, nelle rispettive qualità, si contestava di avere omesso di adottare le misure necessarie affinché la linea elettrica, in esercizio nella zona in questione, fosse mantenuta in buono stato conservazione. La parte civile proponeva ricorso per Cassazione, deducendo che gli obblighi inerenti la prevenzione degli infortuni e l'igiene sul lavoro hanno riguardo non solo all'attività posta in essere dal dipendente, ma anche quella realizzata da un soggetto estraneo all'organizzazione aziendale che si trovi a prestare un'attività lavorativa in quel contesto. Il ricorso non è fondato. Dell'infortunio che sia occorso al "soggetto estraneo" all'attività e all'ambiente di lavoro risponde il garante della sicurezza, sempre che l'infortunio rientri nell'area di rischio definita dalla regola cautelare violata e che il terzo non abbia posto in essere un comportamento di volontaria esposizione a pericolo."
(a cura di S. Casarrubia)

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FIDELBO Giorgio - Presidente -

Dott. TRONCI Andrea - Consigliere -

Dott. RICCIARELLI Massimo - Consigliere -

Dott. APRILE Ercole - Consigliere -

Dott. SILVESTRI Pietro - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

Senesi s.p.a., in persona del legale rappresentante M.G., nato a (OMISSIS);

avverso il decreto del 14/01/2019 emesso dal Tribunale di Ancona;

visti gli atti, il decreto impugnato e il ricorso;

udita la relazione del Presidente Giorgio Fidelbo;

udito il sostituto Procuratore generale, Marco Dall'Olio, che ha chiesto qualificarsi il ricorso come appello, con trasmissione degli atti alla Corte di appello di Ancona.

Fatto e Diritto
Ritenuto che la società ricorrente censura il provvedimento con cui il Tribunale di Ancona ha rigettato l'istanza con cui si chiedeva l'ammissione alla procedura del controllo giudiziario ai sensi del D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, art. 34 bis, comma 6, in particolare contestando il giudizio sulla non occasionalità di infiltrazioni mafiose nella compagine societaria;

considerato che le Sezioni Unite di questa Corte, risolvendo un contrasto giurisprudenziale, hanno recentemente stabilito che le decisioni del tribunale sulle richieste in tema di controllo giudiziario sono soggette al mezzo di impugnazione generale previsto dal D.Lgs. n. 159 del 2011, art. 10, come già testimoniato, per le altre misure patrimoniali, dal richiamo contenuto nell'art. 27, e nell'art. 34, comma 6, ultima parte, D.Lgs. cit. (Sez. U, n. 46898 del 26/09/2019, Ricchiuto);

che la sentenza citata ha fissato il principio di diritto secondo cui "il provvedimento con cui il tribunale competente per le misure di prevenzione neghi l'applicazione del controllo giudiziario D.Lgs. n. 159 del 2011, ex art. 34 bis, comma 6, non è ricorribile per cassazione, ma impugnabile, anche nel merito, davanti alla Corte d'appello";

ritenuto, pertanto, che nel caso in esame, facendo applicazione del principio di diritto sopra indicato, deve procedersi, ai sensi dell'art. 568 c.p.p., comma 5, a qualificare il presente ricorso come appello, con conseguente trasmissione degli atti alla Corte di appello competente.

P.Q.M.

Qualificato il ricorso come appello, dispone trasmettersi gli atti alla Corte di appello di Ancona.

Così deciso in Roma, il 11 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 dicembre 2019