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Cass. pen. Sez. III, Sent. 15-07-2019, n. 30918

Data: 15/07/2019
Numero: 30918

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI NICOLA Vito - Presidente -

Dott. SOCCI Angelo M. - rel. Consigliere -

Dott. REYNAUD Gianni Filippo - Consigliere -

Dott. MENGONI Enrico - Consigliere -

Dott. MACRI' Ubalda - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

H.M., nato il (OMISSIS);

avverso la sentenza del 31/01/2018 della CORTE APPELLO di ROMA;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere ANGELO MATTEO SOCCI;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore MOLINO PIETRO che ha concluso chiedendo l'inammissibilità del ricorso.

Fatto
1. La Corte di appello di Roma con decisione del 31 gennaio 2018, ha confermato la sentenza del Tribunale di Tivoli del 23 settembre 2015 che aveva condannato H.M. alla pena di anni 4 di reclusione ed Euro 20.000,00 di multa relativamente al reato di cui all'art. 110 c.p. e art. 73, comma 4, T.U. stup. esclusa l'aggravante dell'art. 80. Reato commesso il (OMISSIS).

2. Ricorre per cassazione l'imputata tramite il difensore, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1.

2.1. Violazione di legge (art. 110 c.p.), mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione relativamente alla responsabilità per concorso nel reato della ricorrente.

La responsabilità è stata evidenziata dalla sentenza impugnata relativamente alle dichiarazioni del coimputato C. al momento dell'arresto (che era alla guida della vettura dove sono state rinvenute le borse con lo stupefacente di cui 10,502 kg di marijuana e 10,036 kg di hashish) che sono inutilizzabili in quanto effettuate dal correo al momento dell'arresto e dettate dall'evenienza di allontanare il sospetto da se; C. infatti dichiarava di essere solo il conducente del Taxi, circostanza poi confermata dalle intercettazioni.

Inoltre la sentenza afferma il concorso nel reato nella deduzione in cui ritiene la piena visibilità dello stupefacente all'apertura delle borse e al forte odore delle sostanze, nonchè al suo tremore anomalo al momento del controllo.

La ricorrente era inconsapevole del contenuto delle borse, e del resto nessun forte odore era percepibile in quanto la sostanza era ben sigillata; l'agitazione dell'imputata era comprensibile al controllo della P.G. in quanto effettuato con modalità plateali. Nelle conversazioni intercettate si discute di una mignotta e la somma pattuita sarebbe certamente non per il trasporto dello stupefacente, in considerazione anche della sua esiguità.

La ricorrente del resto non risulta minimamente interessata dalle disposte intercettazioni, segno evidente che nessuno dei protagonisti avesse dei contatti con lei relativi al considerevole quantitativo di stupefacenti.

Anche qualora fosse riscontrata la consapevolezza del contenuto delle borse sussisterebbe una connivenza non punibile e non un concorso nel reato; la mera presenza sull'autovettura non apportava, infatti, nessun contributo causale alla realizzazione del reato.

Travisate le prove relative alla ritenuta apertura delle borse da parte della ricorrente e al forte odore riscontrabile; travisamento del resto già denunciato anche in sede di appello. La ricorrente non ha mai aperto le borse e nessun forte odore era percettibile, come evidenziato dalla testimonianza del M.llo P..

2. 2. Violazione di legge (artt. 62 bis e 133 c.p.) e vizio di motivazione sul trattamento sanzionatorio eccessivo e sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La ricorrente, incensurata, comunque avrebbe contribuito in maniera minima al reato, come emerge dalle stese intercettazioni; ruolo di secondo piano, con disprezzo anche dei correi.

La pena è stata determinata in maniera eccessiva, vicino al massimo edittale senza una adeguata valutazione e in contraddizione con la riscontrata incensuratezza dell'imputata.

Ha chiesto pertanto l'annullamento della sentenza impugnata.

Diritto
4. Il ricorso risulta manifestamente infondato, generico e, peraltro, articolato solo in fatto con reiterazione dei motivi di appello senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza di secondo grado; inoltre, valutato nel suo complesso, chiede alla Corte di Cassazione una rivalutazione del fatto, preclusa in sede di legittimità.

In tema di giudizio di Cassazione, sono precluse al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito. (Sez. 6, n. 47204 del 07/10/2015 - dep. 27/11/2015, Musso, Rv. 265482).

In tema di motivi di ricorso per Cassazione, non sono deducibili censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifesta illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con atto probatorio ignorato quando esistente, o affermato quando mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo; per cui sono inammissibili tutte le doglianze che "attaccano" la persuasività, l'inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la stessa illogicità quando non manifesta, così come quelle che sollecitano una differente comparazione dei significati probatori da attribuire alle diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giungere a conclusioni differenti sui punti dell'attendibilità, della credibilità, dello spessore della valenza probatoria del singolo elemento. (Sez. 6, n. 13809 del 17/03/2015 - dep. 31/03/2015, 0., Rv. 262965). In tema di impugnazioni, il vizio di motivazione non può essere utilmente dedotto in Cassazione solo perchè il giudice abbia trascurato o disatteso degli elementi di valutazione che, ad avviso della parte, avrebbero dovuto o potuto dar luogo ad una diversa decisione, poichè ciò si tradurrebbe in una rivalutazione del fatto preclusa in sede di legittimità. (Sez. 1, n. 3385 del 09/03/1995 - dep. 28/03/1995, Pischedda ed altri, Rv. 200705).

4.1. La sentenza impugnata (unitamente alla sentenza di primo grado) contiene adeguata motivazione, non illogica e non contraddittoria sull'affermazione di responsabilità dell'imputata. La sentenza rileva come la ricorrente aveva trasportato le borse sulla macchina guidata dal coimputato e in considerazione del contenuto delle intercettazioni telefoniche emergeva un previo accordo circa lo spostamento dello stupefacente con le modalità riscontrate, con l'utilizzo di una donna, di nome M., insieme al guidatore C.. La ricorrente al momento del controllo tremava e la sentenza di appello evidenzia tale dato di fatto per la conferma della sua responsabilità. Si tratta di un evidente accertamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità.

Non può ritenersi la condotta della ricorrente una semplice connivenza, in quanto ha compartecipato alla condotta del trasporto dello stupefacente, come adeguatamente ritenuto dalla sentenza impugnata e riscontrato dalle intercettazioni che la indicano come componente effettivo del personale addetto alla movimentazione della sostanza stupefacente: " In tema di concorso di persone, la distinzione tra connivenza non punibile e concorso nel reato commesso da altro soggetto va individuata nel fatto che la prima postula che l'agente mantenga un comportamento meramente passivo, inidoneo ad apportare alcun contributo alla realizzazione del reato, mentre il secondo richiede un contributo partecipativo positivo - morale o materiale - all'altrui condotta criminosa, che si realizza anche solo assicurando all'altro concorrente lo stimolo all'azione criminosa o un maggiore senso di sicurezza, rendendo in tal modo palese una chiara adesione alla condotta delittuosa" (Sez. 5, n. 2805 del 22/03/2013 - dep. 21/01/2014, Grosu, Rv. 25895301).

Il ricorso sul punto risulta oltremodo generico ed articolato in fatto.

4. Relativamente all'ulteriore motivo sul trattamento sanzionatorio si deve rilevare la genericità dello stesso e, comunque, la Corte di appello ha, con motivazione adeguata, rilevato come la pena è adeguata alla gravità del fatto, alle complessive modalità della condotta e alla natura e quantità delle sostanze. Anche sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche la decisione risulta adeguatamente motivata riscontrando la gravità della condotta in considerazione del peso dello stupefacente (oltre 20 kg): "In tema di attenuanti generiche, il giudice del merito esprime un giudizio di fatto, la cui motivazione è insindacabile in sede di legittimità, purchè sia non contraddittoria e dia conto, anche richiamandoli, degli elementi, tra quelli indicati nell'art. 133 c.p., considerati preponderanti ai fini della concessione o dell'esclusione " (Sez. 5, n. 43952 del 13/04/2017 - dep. 22/09/2017, Pettinelli, Rv. 27126901).

5. Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di Euro 2.000,00, ciascuno, e delle spese del procedimento, ex art. 616 c.p.p..

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, il 26 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2019