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Normativa emergenziale in materia di gestione dei rifiuti
Cass. pen. Sez. III, Sent., 24-01-2019, n. 3582

Data: 24/01/2019
Numero: 3582

"In materia di rifiuti, integra il reato di cui all'art. 6 comma 1 lett. d), della legge n. 210 del 2008, la gestione di rifiuti in assenza di autorizzazione, nonché il compimento di atti idonei diretti modo non equivoco quali il trasporto a mezzo autocarro, l'abbandono in modo incontrollato e il deposito dei rifiuti sul terreno di terzi.
Una Corte d'appello siciliana aveva condannato un signore per avere:
- effettuato con un autocarro, in assenza di autorizzazione, attività di trasporto rifiuti (materiale inerte) e
- compiuto atti idonei diretti modo non equivoco ad abbandonare in modo incontrollato e a depositare tali rifiuti sul terreno di terzi.
Nel ricorso per Cassazione l'imputato chiedeva l'annullamento della sentenza, deducendo due motivi di ricorso.
Con il primo il ricorrente evidenziava che l'applicazione in Sicilia della normativa emergenziale (misure urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania) sarebbe dipesa esclusivamente da una fonte di rango secondario e non, come sarebbe dovuto avvenire, in base ad una legge o di un atto avente forza di legge; di conseguenza, trattandosi di materia penale (e, quindi, di una materia sottoposta a riserva di legge), si sarebbe verificata delimitazione dell'ambito spaziale e temporale di efficacia della normativa derogatrice in materia di rifiuti con una mera fonte di grado secondario. Per questo chiedeva al giudice di sollevare questione di legittimità costituzionale.
Con il secondo si evidenziava come si fosse in presenza di una condotta che non desta allarme sociale, e come l'imputato fosse incensurato.
Nel ritenere infondato il ricorso, la Cassazione ha evidenziato che, in materia di rifiuti, integra il reato di cui all'art. 6 comma 1 lett. d), della legge n. 210 del 2008, la gestione di rifiuti in assenza di autorizzazione, nonché il compimento di atti idonei diretti modo non equivoco quali il trasporto a mezzo autocarro, l'abbandono in modo incontrollato e il deposito dei suddetti rifiuti sul terreno di terzi.
Detto questo, in relazione al primo motivo di ricorso, la Cassazione ha sottolineato che in tema di "emergenza" rifiuti, deve ritenersi manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale [dell'art. 6, D.L. 6 novembre 2008, n. 172 per violazione dell'art. 3 Cost., ndr], "poiché non lede i principi di uguaglianza e ragionevolezza la scelta normativa del legislatore di differenziare, con la previsione di una disciplina eccezionale e temporanea, l'applicazione della norma penale, apparendo oggettivamente più grave la violazione della disciplina normativa dei rifiuti nelle zone ove vige lo stato di emergenza rispetto alle altre zone del territorio nazionale dove l'emergenza non sussista o sia cessata".
Lo stato di emergenza, infatti, costituisce il necessario presupposto di fatto per l'adozione di norme derogatorie alle ordinarie disposizioni legislative che giustificano un trattamento differenziato e non è elemento normativo della fattispecie che ne delimita l'ambito di applicazione.
In relazione al secondo motivo di ricorso, infine, la Suprema Corte ha ricordato che, per il diniego o il riconoscimento della causa di non punibilità, la stessa non rileva sullo stato di incensuratezza, dal momento che i parametri di valutazione di cui all'art. 131-bis cod. pen. hanno natura e struttura oggettiva, ed operano su un piano diverso da quelli sulla personalità del reo (e, nella specie, la Cassazione chiosa evidenziando come la sentenza di appello avesse ben argomentato la gravità della condotta posta in essere dal ricorrente e l'allarme sociale derivato anche dal fatto che scaricava i rifiuti su terreni altrui)."
(a cura di A. Quaranta)

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LAPALORCIA Grazia - Presidente -

Dott. CERRONI Claudio - Consigliere -

Dott. DI STASI Antonella - Consigliere -

Dott. GAI Emanuela - rel. Consigliere -

Dott. ZUNICA Fabio - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

F.M., nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 21/11/2017 della Corte d'appello di Messina;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere, Dott. Emanuela Gai;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale, Dott. Tocci Stefano, che ha concluso chiedendo l'inammissibilità del ricorso;

udito per l'imputato l'avv. R. Lania in sost. Avv. A. Rando Sutera che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso.

Fatto
1. Con sentenza del 21 novembre 2017, la Corte d'appello di Messina in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Patti con la quale F.M. era stato condannato in relazione alla L. n. 210 del 2008, art. 6, comma 1, lett. d), art. 56 c.p., per avere effettuato, in assenza di autorizzazione, a mezzo autocarro, attività di trasporto rifiuti, costituiti da materiale inerte, nonchè per aver compiuto atti idonei diretti modo non equivoco ad abbandonare in modo incontrollato e a depositare i suddetti rifiuti sul terreno di terzi, ha ridotto la pena inflitta, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, a mesi quattro di reclusione ed Euro 7000 di multa.

2. Avverso la sentenza, l'imputato ha proposto ricorso per cassazione, a mezzo del difensore di fiducia, e ne ha chiesto l'annullamento deducendo due, emotivi di ricorso.

- Violazione dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), in relazione agli artt. 3 e 25 Cost., art. 2 c.p.. Questione di legittimità costituzionale.

Secondo il ricorrente l'applicazione in Sicilia della normativa di cui al D.L. n. 172 del 2008, art. 6, misure urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione (OMISSIS), convertito in L. n. 210 del 2008, sarebbe dipesa esclusivamente da una fonte di rango secondario (D.P.C.M. 9 luglio 2010) e non, come sarebbe dovuto avvenire, in base ad una legge o di un atto avente forza di legge, giusto quanto dispone disposto dall'art. 25 Cost. e l'art. 2 c.p.. Trattandosi di materia penale, ossia di materia ove vige la riserva di legge, si sarebbe verificata delimitazione dell'ambito spaziale temporale di efficacia della normativa derogatrice in materia di rifiuti con una mera fonte di grado secondario. Chiede sollevarsi questione di legittimità costituzionale.

- Violazione dell'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b), in relazione all'erronea applicazione dell'art. 131 bis c.p. in presenza di una condotta che non desterebbe allarme sociale e in presenza di soggetto incensurato.

3. In udienza, il Procuratore generale ha chiesto l'inammissibilità del ricorso.

Diritto
4. Il ricorso non è fondato in forza e sulla base delle seguenti considerazioni.

5. Manifestamente infondata è la prospettata questione di legittimità costituzionale del D.L. n. 172 del 2008, art. 6, misure urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella Regione (OMISSIS), convertito in L. n. 210 del 2008, per contrasto con gli artt. 3 e 25 Cost..

Va ricordato che, il D.L. 6 novembre 2008, n. 172, rubricato "Misure straordinarie per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione (OMISSIS), nonchè misure urgenti di tutela ambientale", ha introdotto una disciplina eccezionale e temporanea diretta a fronteggiare il "concreto ed attuale stato di emergenza" dello smaltimento dei rifiuti nella regione (OMISSIS).

Per la Regione Sicilia, all'epoca di commissione del reato, nell'intera regione vigeva, in tema di gestione dei rifiuti, lo stato di emergenza, proclamato fino al (OMISSIS), in forza del D.P.C.M. 9 luglio 2010 (pubblicato il 22 luglio 2010 sulla Gazzetta Ufficiale), emesso ai sensi della L. n. 225 del 1992, art. 5, comma 1, istitutiva del Servizio Nazionale della Protezione Civile.

Quando sussiste una situazione emergenziale, la L. 24 febbraio 1992, n. 225, art. 5, attribuisce al Consiglio dei Ministri il potere di deliberare lo stato di emergenza, determinandone la durata e l'estensione temporale per cui "(...) al verificarsi degli eventi di cui all'art. 2, comma 1, lett. c, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero, per sua delega ai sensi dell'art. 1 Ministro per il coordinamento della protezione civile, comma 2, delibera lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi (...)".

Questa Sezione ha già avuto modo di pronunciarsi sia sulla legittimità di tale declaratoria dello stato di emergenza, in quanto rispettosa delle prescrizioni contenute nella L. n. 225 del 1992, art. 5, che disciplina il potere di ordinanza in relazione a situazione di emergenza (Sez. 3, n. 25049 del 25/05/2011, Geraci, Rv. 250619), sia sulla conseguente configurabilità della previsione di cui al D.L. n. 172 del 2008, art. 6, convertito dalla L. n. 210 del 2008, applicandosi la disposizione richiamata, ai sensi del comma 1, "nei territori in cui vige lo stato di emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti dichiarato ai sensi della L. 24 febbraio 1992, n. 225", costituendo la relativa dichiarazione di emergenza il presupposto di fatto integrante il precetto penale (Sez. 3, n. 38044 del 27/06/2013, Messina, Rv. 256290).

Lo stato di emergenza costituisce, quindi, il necessario presupposto di fatto per l'adozione di norme derogatorie alle ordinarie disposizioni legislative che giustificano un trattamento differenziato e non è elemento normativo della fattispecie che ne delimita l'ambito di applicazione.

Ed invero, la fattispecie penale è prevista dal D.L. n. 172 del 2008, art. 6, conv. dalla L. n. 210 del 2018 che punisce, quanto alla condotta tipica, le condotte ivi descritte che riprendono in larga misura quelle condotte già ricomprese nel D.Lgs. n. 152 de 2006, art. 256, condotte che se poste in essere nei territori dove vige la dichiarazione dello stato di emergenza nel settore dei rifiuti, sono punite più severamente. La dichiarazione dello stato di emergenza, a sua volta, trova i suoi presupposti nella L. n. 252 del 1992 che attribuisce al D.P.C.M. la competenza a determinare la durata del medesimo e l'ambito spaziale in vige, cosicchè l'atto diviene elemento integrativo della fattispecie penale costituendone un presupposto di fatto dal quale dipende l'applicazione del D.L. n. 172 del 2008, art. 6.

Conseguentemente deve ritenersi manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del D.L. 6 novembre 2008, n. 172, art. 6, per violazione dell'art. 3 Cost., poichè non lede i principi di uguaglianza e ragionevolezza la scelta normativa del legislatore di differenziare, con la previsione di una disciplina eccezionale e temporanea, l'applicazione della norma penale, apparendo oggettivamente più grave la violazione della disciplina normativa dei rifiuti nelle zone ove vige lo stato di emergenza rispetto alle altre zone del territorio nazionale dove l'emergenza non sussista o sia cessata. Parimenti manifestamente infondato è l'ulteriore profilo di violazione del principio della riserva di legge, ex. art. 25 Cost., in materia penale poichè la durata ed estensione dello stato di emergenza costituisce mero fatto presupposto da cui dipende l'applicazione della legge penale di cui all'art. 6 citato decreto e non è elemento costitutivo del reato.

6. Il secondo motivo di ricorso con cui si censura il diniego di riconoscimento della causa di non punibilità dell'art. 131 bis c.p. non è fondato.

In primo luogo, non rileva lo stato di incensuratezza atteso che i parametri di valutazione di cui all'art. 131-bis c.p. hanno natura e struttura oggettiva, ed operano su un piano diverso da quelli sulla personalità del reo.

In secondo luogo, la sentenza impugnata ha ben argomentato la gravità della condotta posta in essere dal ricorrente e l'allarme sociale derivato anche dal fatto che scaricava i rifiuti su terreni altrui. Da cui l'infondatezza del motivo di ricorso.

8. Il ricorso deve essere rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 24 ottobre 2018.