Edilizia

È reato non aggiornare il Piano di Sicurezza e Coordinamento
Cass. pen., Sez. III, sentenza n. 52984 del 26.11.2018

Data: 26/11/2018
Numero: 52984

Il coordinatore per l'esecuzione dei lavori che non adegua il piano di sicurezza e coordinamento in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere, commette un illecito penale.

L'imputato, nella sua qualità di coordinatore dei lavori all'interno del cantiere installato in un palazzo in costruzione, veniva condannato alla pena di giustizia per non avere aggiornato il piano di sicurezza e coordinamento dei lavori in relazione al fattore di rischio derivante da una scala di accesso all'edificio oggetto dell'intervento priva di corrimano, in violazione di quanto specificamente previsto dal D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 113, co. 1., al fine di prevenire tale fattore di rischio.
La sentenza di condanna è stata confermata dalla Corte di Cassazione. È risultato, infatti, che il coordinatore dei lavori avesse violato l'obbligo di aggiornare il piano di coordinamento, condotta che integra un reato di pericolo astratto, che si perfeziona e si protrae sino al momento di ottemperanza dell'obbligo di legge, senza che ai fini della sua configurazione sia necessario che dalla violazione delle prescrizioni derivi un danno alla salute o alla incolumità del lavoratore (cfr. Cass. pen. n. 6885/2016).
Commento a cura di S. Casarrubia

"La Corte di Cassazione viene chiamata a decidere in merito ad un ricorso del CSE avverso la sanzione comminata per l'assenza di un corrimano all'interno di un cantiere installato dentro un palazzo in costruzione.. Per la Suprema Corte " .... La contravvenzione di cui all'art. 92 del citato decreto legislativo 81/2008, che pone a carico del coordinatore "la verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, dell'applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonché dell'idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento di cui all'articolo 100, in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere" integra, in ragione del bene giuridico tutelato (la sicurezza sul lavoro), un reato di pericolo astratto, per cui la condotta illecita si perfeziona e si protrae sino al momento di ottemperanza dell'obbligo di legge, senza che ai fini della sua configurazione sia necessario che dalla violazione delle prescrizioni derivi un danno alla salute o alla incolumità del lavoratore ...."."
(a cura di M. Prosseda)

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. CAVALLO Aldo - Presidente -
Dott. GALTERIO Donatella - rel. Consigliere -
Dott. ROSI Elisabetta - Consigliere -
Dott. CORBETTA Stefano - Consigliere -
Dott. ANDRONIO Alessandro M. - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:
SENTENZA

sul ricorso proposto da:
D.G., nato a (OMISSIS);
avverso la sentenza in data 29.1.2018 del Tribunale di Firenze;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. Donatella Galterio;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Cardia Delia, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito il difensore, avv. Pier Luigi Tiberio, in sostituzione dell'avv. Alessio Romoli, che si è riportato ai motivi del ricorso.

Svolgimento del processo
1. Con sentenza in data 29.1.2018 il Tribunale di Firenze ha condannato D.G. alla pena di Euro 3.000 di ammenda ritenendolo responsabile della contravvenzione di cui al D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 92 per non avere, in qualità di Coordinatore dei lavori all'interno del cantiere installato in un palazzo in costruzione, aggiornato il piano di sicurezza e coordinamento dei lavori in relazione al fattore di rischio derivante da una scala di accesso all'edificio oggetto dell'intervento priva di corrimano, ed assolvendolo al contempo dal reato di lesioni ex art. 590 c.p. procuratesi da un dipendente della ditta facente capo a F.R. cui era stata appaltata la parte idraulica, scivolato dalla scala.
Avverso il suddetto provvedimento l'imputato ha proposto, per il tramite del proprio difensore, ricorso per cassazione, articolando due motivi di seguito riprodotti nei limiti di cui all'art. 173 disp. att. c.p.p..
2.1. Con il primo motivo deduce, in relazione al vizio motivazionale, l'illogicità della ritenuta responsabilità dell'imputato per la violazione della contravvenzione contestatagli a fronte dell'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese in fase di indagini dalla p.o., ovverosia dal lavoratore caduto dalla scala, non presentatosi a deporre nel dibattimento, non avendo il giudice potuto accertare la sussistenza di quella specifica lavorazione cui era connesso l'obbligo di aggiornamento del piano sicurezza da parte dell'imputato: tale inutilizzabilità, secondo la difesa, ha investito la dichiarazione nel suo contenuto integrale e non già,come afferma il Tribunale, limitatamente alla stretta dinamica dell'incidente occorsogli, tanto più che nessun altro risulta aver assistito all'infortunio.
2.2. Con il secondo motivo contesta, in relazione al vizio di violazione di legge riferito al D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 88, lett. a) e al vizio motivazionale, che potesse essere ricompresa tra le incombenze del coordinatore di un cantiere temporaneo e mobile, l'attività di installazione degli impianti igienico-sanitari estranea al cantiere stesso, essendo risultato che i lavori erano terminati, senza che l'affermazione resa dal Tribunale secondo cui l'infortunio si sarebbe verificato quando i lavori erano ancora in corso risulti supportata da alcuna motivazione, non essendo specificato se sul posto vi fossero gli operai delle altre ditte intenti a lavorare, nè se la specifica lavorazione fosse inclusa tra i lavori propri di un cantiere.

Motivi della decisione
1.Il primo motivo deve essere ritenuto inammissibile per la manifesta infondatezza delle doglianze svolte. L'inutilizzabilità in sede dibattimentale delle dichiarazioni rese nella fase delle indagini dal dipendente procuratosi le lesioni personali, ancorchè non consenta di appurare le modalità e le cause della caduta, non elimina ciò nondimeno il fatto che la scala dove l'infortunio sarebbe avvenuto fosse priva di corrimano, in violazione di quanto specificamente previsto dal D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 113, comma 1, e che perciò dovesse essere aggiornato da parte dell'imputato, in quanto coordinatore per l'esecuzione dei lavori in corso in cantiere dove operavano più imprese, il piano di sicurezza e coordinamento al fine di prevenire tale fattore di rischio. La contravvenzione di cui al citato D.Lgs. n. 81 del 2008, art. 92, che pone a carico del coordinatore "la verifica, con opportune azioni di coordinamento e controllo, dell'applicazione, da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, delle disposizioni loro pertinenti contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento, nonchè dell'idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento di cui all'art. 100, in relazione all'evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, valutando le proposte delle imprese esecutrici dirette a migliorare la sicurezza in cantiere" integra, in ragione del bene giuridico tutelato (la sicurezza sul lavoro), un reato di pericolo astratto, per cui la condotta illecita si perfeziona e si protrae sino al momento di ottemperanza dell'obbligo di legge, senza che ai fini della sua configurazione sia necessario che dalla violazione delle prescrizioni derivi un danno alla salute o alla incolumità del lavoratore (Sez. 3, n. 6885 del 23/11/2016 - dep. 14/02/2017, Gucciardi, Rv. 269253).
2. Il secondo motivo è inammissibile per la genericità delle censure svolte stante la mancanza di correlazione con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato. L'assunto, meramente fattuale, su cui si basano le doglianze difensive, costituito dal fatto che i lavori fossero terminati, risulta infatti contraddetto dalla specifica affermazione resa dal giudice di merito secondo cui, in aderenza alle risultanze processuali e segnatamente della deposizione del teste N., i lavori del cantiere non fossero ancora esauriti: non avendo il ricorrente neppure ventilato il travisamento della prova, nè avendo fornito l'evidenza di una contrastante realtà fattuale, essendosi semplicemente limitato a contestare la mancanza di indicazioni sulla presenza in cantiere di altri operai delle varie ditte intenti a lavorare e a riprodurre uno stralcio della deposizione del verbalizzante N., dal quale peraltro nulla si evince al riguardo, non consente di ritenere la doglianza svolta sussumibile in alcuno dei motivi elencati dall'art. 606 c.p.p. per i quali è consentito il ricorso in sede di legittimità.
Segue all'esito del ricorso la condanna del ricorrente a norma dell'art. 616 c.p.p. al pagamento delle spese processuali e, non sussistendo elementi per ritenere che abbia proposto la presente impugnativa senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento della somma equitativamente liquidata alla Cassa delle Ammende.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di Euro 2.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 17 luglio 2018.
Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2018