LA SENTENZA

Rischi di caduta da malore: le responsabilità del datore di lavoro

29 febbraio 2016
Redazione Banca Dati Sicuromnia - http://sicuromnia.epc.it

Con sentenza della Corte di Cassazione pensale n. 46979 del 26.11.2015 (rinvenibile sulla nostra Banca Dati Sicuromnia) la Corte ha affermato la responsabilità del datore di lavoro anche in caso di lavorazioni, svolte ad altezza inferiore ai due metri dal suolo, e la necessità di predisporre opere provvisionali e sistemi di protezione in rapporto all'altezza alla quale si svolge la lavorazione, anche per evitare rischi di cadute accidentali o dovute a malori.

Nel caso proposto, un dipendente di una ditta era morto a seguito di una caduta da una trave di cemento armato posta ad un'altezza di m. 1,47 dal piano del solaio: la causa non è stata assegnata con certezza ad un malore dell'operaio.
Ciononostante, il datore è ritenuto colpevole per avere violato la regola cautelare specifica ex D.P.R. n. 547/55, art. 11, co. 7, lett. d), e la regola di cautela generica posta dall'art. 2087 c.c.
Secondo la Corte, se da un lato è vero che, per via dell'altezza dei lavori, non era necessario un ponteggio, ciò non toglie che l'imputato avrebbe dovuto strutturare il posto di lavoro in modo da evitare cadute (scarpe antiscivolo, casco protettivo, cordolo di protezione): si trattava infatti di una precauzione che si riferisce a lavori eseguiti ad un'altezza dal suolo - qualunque essa sia - che ne renda più difficile l'esecuzione.
In base poi alla regola di cautela generica, per la Corte, ricadono sul datore di lavoro, che abbia omesso di adottare gli accorgimenti imposti dall'art. 2087 c.c., anche quei rischi derivanti da cadute accidentali o malori comunque inerenti al tipo di attività che si sta svolgendo (Cass. pen. n. 4917/09).

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