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| Titolo |
Agropirateria, oltre 5 milioni i prodotti falsi |
| Fonte |
Agra |
| Data |
19 gennaio 2007 |
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L’agropirateria continua a colpire l’agroalimentare europeo e soprattutto quello italiano. Nel 2005 le dogane dell’Unione europea hanno sequestrato più di 5 milioni di prodotti contraffatti, il 118% in più rispetto all’anno precedente. La minaccia maggiore viene sempre dalla Cina, visto che il 72% dei prodotti bloccati arriva proprio dal Paese asiatico. A segnalarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base delle statistiche elaborate dalla Commissione europea. Gli agroalimentari sequestrati, inoltre, provengono per il 14% da Hong Kong, per il 4% da Taiwan, per il 2% da Svizzera, Repubblica Araba, Siria, Turchia e Ucraina e per l’1% dalla Russia. Il rapporto della Commissione evidenzia che il totale dei prodotti contraffatti sequestrati ammonta ad oltre 75 milioni di articoli: dai profumi ai medicinali, dai cd ai dvd, dai materiali elettrici all’abbigliamento, dagli orologi agli oggetti di bigiotteria. E’ nell’agroalimentare, però, che si riscontra una crescente contraffazione. I prodotti più “taroccati” sono quelli a denominazione d’origine, tanto che nel 2005 sono triplicati i casi di sequestri di prodotti Dop e Igp contraffatti o falsificati effettuati alle dogane dei Paesi dell’Unione europea. L’Italia, subito dopo la Francia, è la più colpita dalla contraffazione applicata all’alimentazione. Ogni anno la nostra agricoltura perde 2,5 miliardi di euro a causa dell’agropirateria sui mercati internazionali: dai prosciutti all’olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli. Gli “agropirati” si camuffano dietro le sigle più strane e singolari: dal Parmesao (Brasile) al Regianito (Argentina), al Parma Ham (Usa), al Daniele Prosciutto & company (Usa), dall’Asiago del Wisconsin (Usa) alla Mozzarella Company di Dallas (Usa), dalla Tinboonzola (Australia), alla Cambozola (Germania, Austria e Belgio), al Danish Grana (Usa.
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