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Politiche energetiche europee: rinvio al 2015 per la strategia comune
fonte: 
Redazione InSic
area: 
Tutela ambientale
Politiche energetiche europee: rinvio al 2015 per la strategia comune L'ultimo Consiglio europeo del 21 marzo non ha portato ad un accordo vincolante: appuntamento alla Conferenza sul Clima di Parigi nel 2015


Il 21 marzo scorso si è svolta la giornata conclusiva del Consiglio UE a Bruxelles durante la quale si è parlato di competitività dell'industria europea e di politiche dell'energia.
Il sito del Governo riporta lo svolgimento di un primo dibattito orientativo sul quadro per le politiche dell'energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030 così da elaborare una strategia futura che tenga conto della Strategia Europea 2020 e in un contesto che premi la competitività industriale.

Il Consiglio, in un comunicato (che riportiamo in allegato) rimanda le decisioni al 2015 ma segnala l'approvazione di un compromesso raggiunto tra il Consiglio e il Parlamento europeo (datato 17 marzo) concernente un regolamento che dovrebbe modificare il Regolamento Parlamento e Consiglio Ue 525/2013/Ue (Monitoraggio e comunicazione delle emissioni di gas a effetto serra - Abrogazione regolamento 280/2004/Ce) per quanto riguarda la realizzazione tecnica del Protocollo di Kyoto all'interno della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici .
Il nuovo regolamento , che modificherà il meccanismo di monitoraggio recentemente adottato (N 525/2013), fornisce la base giuridica che consentirà alla Commissione di adottare le necessarie norme tecniche di attuazione per il secondo periodo di impegno del Protocollo di Kyoto. Queste regole sono necessarie per consentire il completo adempimento degli obblighi della UE per il secondo periodo e per garantire l'allineamento della realizzazione tecnica del protocollo di Kyoto con il funzionamento del sistema di scambio di emissioni dell'UE.

Nel frattempo le associazioni ambientaliste criticano il rinvio al 2015 della decisione sugli obiettivi europei per clima ed energia in vista della Conferenza sul Clima di Parigi, soprattutto per quel che riguarda la scelta di non dipendere più da costose importazioni di combustibili fossili. Sebbene sia stata ribadita la necessità dell'indipendenza energetica, anche all'indomani dello scoppiare del caso Ucraina, l'Europa non si è di fatto accordata sulla riduzione delle emissioni di CO2 o sullo sviluppo di energie rinnovabili.
Se i capi di Stato e di Governo non hanno di fatto trovato ancora un accordo sulla politica energetica, in un report del Gennaio scorso la Commissione ha invece rilanciato una ricetta per un sistema energetico competitivo e sicuro e l'indipendenza energetica dell'Europa, che passa dalla lotta alla riduzione delle emissioni del 40%, al ripristino di una quota di rinnovabili al 27% e per politiche energetiche più ambiziose.
L'auspicio per le organizzazioni ambientali è che il semestre europeo sia l'occasione per il governo Renzi di rilanciare una "un'altra Europa": libera dalle lobby e proiettata verso il futuro con obiettivi avanzati e vincolanti in termini di riduzione delle emissioni domestiche di gas serra, di innalzamento della percentuale di energie rinnovabili nel consumo finale e di aumento dell'efficienza energetica.

Per maggiori informazioni  
consulta il sito governo.it 
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