STUDI E RICERCHE
Legambiente presenta il Rapporto cave 2014
fonte: 
Legambiente
area: 
Tutela ambientale
Legambiente presenta il Rapporto cave 2014 Sono stati presentati lo scorso 29 aprile, nel corso di una conferenza stampa, il Rapporto cave 2014 di Legambiente e l'ebook sui paesaggi delle attività estrattive in Italia. Pubblichiamo di seguito il comunicato stampa realizzato da Legambiente


Il Rapporto cave 2014 di Legambiente e l'ebook sui paesaggi delle attività estrattive in Italia, con fotografie di Marco Valle, sono stati presentati martedì 29 aprile a Roma nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione, tra gli altri di Edoardo Zanchini (vicepresidente Legambiente), Paolo Masini (Assessore ai Lavori Pubblici Comune di Roma), Paola Gazzolo (Assessore difesa del suolo Regione Emilia Romagna), Ermete Realacci (Presidente Commissione Ambiente Camera dei Deputati), Silvia Velo (Sottosegretario Ministero dell'Ambiente).
L'incontro è stato anche occasione per fare il punto sulla situazione italiana e ragionare di proposte per ridurre l'impatto ambientale dell'attività estrattiva nel territori, e in questa direzione va la proposta di Capitolati RECYCLE presentata oggi e elaborata in collaborazione con Atecap ed Eco.Men che si pone l'obiettivo di stimolare le stazioni appaltanti a intraprendere la strada già fissata al 2020 dalla Direttiva 2008/98 quando dovremo raggiungere un obiettivo del 70% di recupero di materiali inerti.

A governare un settore così importante e delicato per gli impatti ambientali è a livello nazionale tuttora un Regio Decreto del 1927, con indicazioni chiaramente improntate a un approccio allo sviluppo dell'attività oggi datato. Inoltre in molte regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, si riscontrano rilevanti problemi per un quadro normativo inadeguato, una pianificazione incompleta e assenza di controlli sulla gestione delle attività estrattive.

Prelevare e vendere materie prime del territorio è un'attività altamente redditizia eppure i canoni di concessione pagati da chi cava sono a dir poco scandalosi. In media infatti, si paga il 3,5% del prezzo di vendita degli inerti ma esistono situazioni limite come nel Lazio, in Valle d'Aosta e in Puglia dove il prelievo degli inerti costa solo pochi centesimi e regioni come Basilicata e Sardegna dove si cava addirittura gratis.

Le entrate degli enti pubblici attraverso i canoni di prelievo sono dunque ridicole in confronto ai guadagni del settore: il totale nazionale dei canoni pagati nelle diverse regioni, per sabbia e ghiaia, è arrivato nel 2012 a 34,5 milioni di Euro, mentre il ricavato annuo dei cavatori risulta pari a un miliardo di Euro.

Solo per fare un esempio, in Puglia nel 2012 sono stati cavati cavati 10,3 milioni di metri cubi di inerti che hanno fruttato 129 milioni di euro di introiti ai cavatori e solamente 827mila euro al territorio. Ma anche dove si pagano canoni leggermente superiori, come nel Lazio ed in Valle d'Aosta, il rapporto tra le entrate regionali e quelle delle aziende è di 1 a 40. Nel Lazio la Regione ricava meno di 4,5 milioni di euro contro i quasi 190 milioni di euro del volume d'affari complessivo con i prezzi di vendita. Quello che emerge dunque, è l'enorme e netta differenza tra ciò che viene richiesto e incassato dagli enti pubblici ed il volume d'affari generato dalle attività estrattive in tutte le regioni, in quelle dove il canone richiesto non arrivano nemmeno ad un decimo del loro prezzo di vendita come in Piemonte, Provincia di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Toscana ed Umbria, ma anche in Campania, Abruzzo e Molise, dove i canoni sono più alti. In Sicilia e Calabria, con l'introduzione per il primo anno del canone di concessione, le regioni ricavano rispettivamente 208 e 420mila euro per l'estrazione di sabbia e ghiaia a fronte dei 10 milioni ricavati dai cavatori in Sicilia ed ai quasi 15 milioni ricavati in Calabria.

Raggiungere questi obiettivi in tempi brevi, secondo Legambiente è possibile, e per questo l'associazione chiede: di rafforzare tutela del territorio e legalità (attraverso controlli, individuazione delle aree da escludere e delle modalità di escavazione, obbligo di valutazione di impatto ambientale, ecc.); di aumentare i canoni di concessione per equilibrare i guadagni pubblici e privati e tutelare il paesaggio (gli attuali 34,5 milioni di Euro guadagnati dalle regioni italiane per l'estrazione di sabbia e ghiaia, potrebbero diventare ben 239 milioni, se fossero applicati i canoni in vigore nel Regno Unito. Ad esempio in Sardegna si potrebbe passare da 0 a 17 milioni di euro); spingere l'utilizzo di materiali riciclati nell'industria delle costruzioni, per andare nella direzione prevista dalle Direttive Europee e riuscire così ad aumentare il numero degli occupati e risparmiare la trasformazione di altri paesaggi.

Per maggiori informazioni  
consulta il sito www.legambiente.it 
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